Oceana rivela che la pesca illegale con reti derivanti continua mentre l'Italia lo nega davanti all'Unione Europea

La pesca illegale di pescespada con le reti derivanti continua proprio mentre la Commissione Europea considera conclusa la procedura d’infrazione con l’Italia

Gli osservatori di Oceana, in collaborazione con Sabrina Giannini di Reportime, hanno raccolto immagini di pescherecci che ancora utilizzano le reti derivanti illegalemente nel sud d’Italia, a Bagnara Calabra. Questa tecnica di pesca distruttiva è vietata dall’Unione Europea dal 2002 a causa degli alti tassi di catture accidentali, i pescatori hanno anche ricevuto sussidi per convertirsi ad altre tecniche di pesca. Le immagini raccolte da Oceana mostrano peró pescherecci che scaricano pescespada, incluso esemplari giovanili, con le reti a bordo.

“L’uso illegale delle reti derivanti è una piaga italiana che continua da oltre 30 anni. E’un sistema di pesca distruttivo per grandi pelagici, cetacei e tartarughe e danneggia la pesca tradizionale selettiva con l’arpione in Sicilia e Calabria” dichiara Xavier Pastor, Direttore Esecutivo di Oceana in Europa, l’organizziazione specializzata nella conservazione dell’ecosistema marino.Oceana è allarmata per questa situazione incancrenita e per la mancanza di consapevolezza da parte delle autorità italiane che considerano la questione chiusa”.

L’11 luglio il Ministro Martina dichiara che l’Italia ha rispettato le regole e che quindi la procedura d’infrazione Ue sulle spadare è chiusa. La Commissione Europea ha tenuto l’Italia come osservato speciale per quasi un decennio, dal 1995, tra lettere ufficiali e cause con la corte di giustizia. In questi anni l’Italia ha prima cercato di raggirare le raccomanzioni della Commissione Europea, ad esempio con l’adozione della ferrettara (rete a maglia più piccola della spadara ma comunque in grado di catturare grandi pelagici), e poi di conformarsi al regolamento europeo che vieta la pesca di grandi pelagici (pescespada e tonni) con reti derivanti ma i controlli non sono ancora adeguati e la pesca illegale continua.

Le forze italiane hanno in qualche misura aumentato i controlli negli anni passati ma questi non sono comunque ancora sufficienti per eradicare questa piaga. Oceana denuncia questa situazione e chiede alla Commissione Europea di aprire una nuova procedura d’infrazione.

Oceana esorta la Presidenza italiana dell'UE a definire questa pesca per quello che è realmente: illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) e che chi la pratica venga inserito nella lista europea dei pescherecci INN continua Pastor. L’uso illegale delle reti derivanti, una pesca distruttiva e non selettiva, è particolarmente preoccupante in una regione come il Meditteraneo dove il 91% degli stock ittici sono sovrapescati e si registra il declino di diverse popolazioni tra cui appunto il pescespada”.

Ad aggravare la situazione è anche l’importazione da parte dell’Italia di pescespada dal Marocco pescato illegalmente con reti derivanti, come rivelato recentemente da Oceana.

Gli stock di grandi pelagici, e di pesce spada in particolare, risentono gravemente di questa pesca altamente non-selettiva. Oceana richiama l’attenzione delle autoritá italiane e internazionali per la messa a punto di un piano di gestione per il pesce spada nel Mar Mediterraneo prima che sia troppo tardi.